Parco Regionale della Maremma - affaccio dall’omino di pietra sulla strada della Regina
14 Maggio 2007 - h.7:10 - Sereno
…una nuova mattina illuminata dal sorgere del sole, un’altra mattina di emozione e di ricerca.
Negli ultimi 2 giorni ho ristretto il campo sul quale con probabilità si trova il nido di Biancone (Circaetus gallicus) nella suggestiva valle di S.Rabano; con il monastero e l’alta torre sul crinale alle mie spalle a fare da guardiani e compagni silenziosi ho vissuto ore di osservazione con il mio cannocchiale al “sasso di Alfredino”, un insieme di rocce nude e squadrate a picco sul vuoto dal quale si apre una visuale suggestiva, sconfinata, a perdita d’occhio per la maremma fino al Monte Labro, al Monte Amiata ed oltre…
Ieri un Biancone adulto volteggiava maestoso in volo circolare sopra la valle. Purtroppo abbassandosi progressivamente il cielo lascia spazio al bosco a fare da contrasto e complice la distanza superiore al chilometro e mezzo l’ho perso di vista in un paio di occasioni…ma volava da solo, la formazione delle coppie è ormai avvenuta, questo è periodo di riproduzione e la femmina probabilmente in cova non sarà distante.
Dopo aver tentato di avvicinare ed inquadrare da altre prospettive la zona interessata senza risultare invadente, dopo aver studiato meticolosamente su cartografia e su campo possibili alternativi punti di osservazione, dopo aver scalato grandi sughere per scoprire la visuale ed esser stato puntualmente assalito da centinaia di formiche rizzaculo (Crematogaster scutellaris), dopo esser rimasto per ore sul ramo instabile di un alto leccio, ecco un vocalizzo, si, si tratta di Biancone e proviene dal centro della valle. Ci sono grandi piante che scandaglio con il binocolo ma nulla sebbene talvolta avere lo sguardo incollato agli oculari a lungo insieme al desiderio di scorgere qualcosa di interessante possa produrre visioni e fantasie grazie anche alla notevole distanza, ai chiaroscuri di ombra e luce, ai colpi di vento che animano le fronde, alle particolari forme di tronchi e rami.
Oggi mi trovo sulla “via della Regina”, mi è rimasta solo una possibilità di avvistare il sito di nidificazione da una certa distanza, da qui, unico tratto di 4-5 metri dove ho modo di posizionare la mia attrezzatura ottica; il binocolo al momento serve a poco se non a seguire eventuali traiettorie di volo. Tiro fuori dallo zaino il telemetro per avere l’indicazione della distanza dalla zona di interesse, circa 800 metri; piazzo il mio Swarovski iniziando dal treppiede, come se eseguissi dei movimenti in una determinata, precisa, quasi religiosa sequenza, applico il cannocchiale, assesto lo zoom, metto a fuoco ed inizio ad esaminare la zona che credo quella giusta.
Il mio occhio destro compie una sorta di transetto virtuale sul territorio accompagnando i movimenti della mano che governa il cannocchiale, su, giù, destra, sinistra, meticolosamente mi fermo per rimettere a fuoco quando occorre, lo stesso faccio con lo zoom…i miei occhi sono stanchi, uno si spreme durante l’osservazione l’altro rimane forzatamente chiuso, ma non riesco a staccarmi dall’attività, come se una forza mi calamitasse allo strumento ed una voce dentro mi incoraggiasse a procedere, guardare, osservare, controllare…
Sono trascorse più di 3 ore da quando ho avviato la sessione di osservazione e passando in rassegna una serie di grandi sughere disposte oltre un dolce crinale in sequenza verso la parte bassa della valle il mio sguardo rimane puntato improvvisamente dove la mano ha posizionato lo Swarovski interrompendo il movimento; respiro profondamente senza distogliere l’occhio e noto alla sommità di un ramo di una di queste sughere un piccolo ammasso di rami e fogliame con qualcosa che vi si poggia sopra…sono stanco, le mie mani agganciano i fianchi per sostenere il peso divenuto ora sensibile delle spalle, inarco la schiena al fine di assumere una posizione diversa e sgranchirmi, il tutto senza abbandonare l’obiettivo…lo zoom è al massimo degli ingrandimenti e nonostante l’ottima qualità della mia attrezzatura a causa del leggero controluce e della distanza ciò che osservo non risulta nitido ma…è sicuramente un Biancone in cova!!! Quasi certamente la femmina, ferma sul nido, al sole, mi presta il fianco destro, anche il suo sguardo vola nella valle come il mio spirito carico di soddisfazione ed entusiasmo. Che emozione! Continuo ad osservare incantato, sono felice; adesso le domande che hanno echeggiato dentro me su posizioni e prospettive trovano risposta e sono immediatamente rimpiazzate dal pensiero alle operazioni che mi vedranno nel giro di pochi giorni progettare e pianificare un impianto di video/telecontrollo a distanza grazie al quale anche quest’anno sul nido di una coppia di Bianconi nel territorio del Parco Regionale della Maremma sarà posizionato un “occhio” speciale e riservato che ne riprenderà la vita 24h su 24h sino al giorno della nuova migrazione verso sud…
Dal taccuino di campo
Vincenzo Rizzo Pinna